The Digital Portfolio of Oyrta Biz
Mostra di pitture e sculture presso la Chiesa di San Paolo al Piano, Piazza Duomo – Giovanni Paolo I, Vittorio Veneto (TV)
La mostra sarà inaugurata sabato 28 maggio 2011 alle ore 18:00 alla presenza di Gianantonio Re, Sindaco di Vittorio Veneto, Michele De Bertolis, Assessore alla Cultura e Francesco di leo, Curatore della mostra. Introduzione musicale e reading poetico di Loredana Pra Baldi.
La mostra è aperta Mercoledì, Sabato e Domenica dalle 16:00 alle 19:30, La Domenica anche dalle 10:00 alle 12:00.
Metamorfosi
Le maternità, le crocifissioni, i corpi protesi, segnati e scarnificati in un'attesa continua, gli oggetti del quotidiano sono e rimangono l'occasione di una riscoperta continua. Il tema è quello di sempre: “della vita” sia nel ricordo cerimoniale delle tradizioni cristiane della nascita che in quelle della morte con le crocifissioni. La natività è il segno più emblematico di fede e di amore per la vita, anche se il vivere quotidiano ha in sé il seme della sofferenza, delle paure, delle ansie e delle debolezze umane. La narrazione dei sentimenti essenziali della quotidianità
è stato ed è per Oyrta un elemento di stimolo e di grande fascino da rappresentate nella sua composizione artistica. L'insistente ricerca l'ha spinta a produrre oggi le “trasparenze cromatiche”. Sono opere ottenute da sovrapposizioni di fogli plastici già definiti nel segno e nel colore con campiture preordinate che, attraversate dalla luce, producono un effetto del tutto nuovo. La freschezza dei colori fusi assieme e spalmati nei diversi strati fanno assumere alla composizione una grande valenza pittorica. La qualità non è solamente improntata sull'originalità della tecnica ma anche sui messaggi comunicativi contenuti, sui sentimenti che esprime, sulla gradevolezza pittorica che prevale. Nell'artista sta avvenendo una “metamorfosi” e in questa mostra non si vuole solo segnare un passaggio tra l'opera di ieri e quella di oggi ma rilevare e sottolineare la mutazione che sta avvenendo nella gestualità espressiva di Oyrta.
Conegliano, 18 Maggio 2011
Francesco Di Leo
Il curatore della mostra
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La vita
Nata a Belluno, si diploma al Liceo Artistico statale di Treviso. Dedica la sua attività alla sperimentazione di nuove tecniche su tavola, approfondisce l'incisione, l'affresco e lavora sul disaccumulo, ovvero la de-fogliazione, ha costruito gran parte del suo universo iconografico sullo studio del nudo con evidenti richiami alla statuaria classica e michelangiolesca. Inguaribile sperimentatrice, recentemente lavora su superfici trasparenti e sovrapposte in PVC dove non viene meno l’ impianto disegnativo sicuro ed efficace.
Vive e lavora a Mel (BL).
Le opere
Metamorfosi
Le maternità, le crocifissioni, i corpi protesi, segnati e scarnificati in un'attesa continua, gli oggetti del quotidiano sono e rimangono l'occasione di una riscoperta continua. Il tema è quello di sempre: “della vita” sia nel ricordo cerimoniale delle tradizioni cristiane della nascita che in quelle della morte con le crocifissioni. La natività è il segno più emblematico di fede e di amore per la vita, anche se il vivere quotidiano ha in sé il seme della sofferenza, delle paure, delle ansie e delle debolezze umane. La narrazione dei sentimenti essenziali della quotidianità è stato ed è per Oyrta un elemento di stimolo e di grande fascino da rappresentate nella sua composizione artistica. L'insistente ricerca l'ha spinta a produrre oggi le “trasparenze cromatiche”.
Sono opere ottenute da sovrapposizioni di fogli plastici già definiti nel segno e nel colore con campiture preordinate che, attraversate dalla luce, producono un effetto del tutto nuovo.
La freschezza dei colori fusi assieme e spalmati nei diversi strati fanno assumere alla composizione una grande valenza pittorica. La qualità non è solamente improntata sull'originalità della tecnica ma anche sui messaggi comunicativi contenuti, sui sentimenti che esprime, sulla gradevolezza pittorica che prevale. Nell'artista sta avvenendo una “metamorfosi” e in questa mostra non si vuole solo segnare un passaggio tra l'opera di ieri e quella di oggi ma rilevare e sottolineare la mutazione che sta avvenendo nella gestualità espressiva di Oyrta.
Conegliano, 18 Maggio 2011
Francesco Di Leo
Il curatore della mostra
A Oyrta
Il Corporeo di Oyrta, nell'umor acqueo di liquido e pigmento, di colore, attraverso l'umor vitreo del nostro occhio, si completa e cinetico diventa, cinematico;
definitivamente cinema-tografico – tomografico, ecografico per strati, sconvolge la classicità, lo ieratico immobilismo, paradossalmente in-corporeo, del nudo classico.
Più classico che romantico, quindi, Oyrta afferma quadri “in oggetto”, trascende le forme del piatto per ambire allo scultoreo, al plastico.
Suggestiona, suggerisce forme prassiteliane, fidiane.
Si tornisce in fastoso barocchismo (dove “ismo” non è scuola, ma sentire e vedere e capire e quindi storicizzare).
Si fa tattile di cute, sensuale, olfattivo d'afrori, sapido e minerale per i gradi corticali, cerebrali del gusto.
Michele de Bertolis
Due donne
L'opera raffigura due donne che si distinguono tra loro soltanto dal gesto di voler tenere chiusi o aperti gli occhi, su uno sfondo in parte dominatore e travolgente e in parte consapevolmente districato,seppur variegato.
Ciò rappresenta l'atteggiamento mentale (occhi aperti o chiusi) che un individuo o un gruppo sociale può assumere di fronte alle tendenze e ai tentativi di condizionamento culturale del momento o di un'epoca (lo sfondo), decidendo in prima persona se esserne passivamente attraversato, diventando parte di esso, oppure scegliere di fare chiarezza verificandolo e riordinandolo secondo una scala di valori più aderente a sè.
Oyrta
“eppur sempre madre”
Due ovali perfetti, due volti incorniciati da un fluire disordinato di capelli, due sguardi rivolti altrove eppure straordinariamente vicini: madre e figlio si abbracciano nell’intensità di un gesto che sembra continuare all’infinito. Si assomigliano nei profili morbidi delle labbra, nella profondità scura dell’iride, nella linea dolce che congiunge le nari: un sentimento forte li unisce ma c’è qualcosa che rimane sospeso, un “non detto” che traspare dal nero degli occhi e rimanda ad un lontano presente.
Un confine mobile lega questo incontro di anime reso tangibile dalla linea marcata di contorno e dal colore che affiora a macchie in ossequio alla tecnica, personalissima, che l’artista impiega recentemente.
Una tecnica studiata, cercata, che consiste nel dipingere su un foglio trasparente in PVC , a cui si aggiungono altri fogli della stessa natura a ottenere una visione contaminata, lambita da emersioni apparentemente libere di colore sottostante ma tese a occupare uno spazio e un’identità ben precise sulla superficie. Lampi di luce, chiazze di pigmento saturo e denso accendono l’unità della visione secondo una triade convincente di giallo, rosso e nero, variamente segnata da reticolati grafici che accennano ombre e volumetrie liquide.
Dopo un trascorso di pittura su tavola, dove la figurazione risultava da una complessa operazione di “defogliazione” e “disaccumulo” della materia per liberare il disegno inciso e il colore su legno, Oyrta si apre ad una dimensione più leggera e affida alla lucida trasparenza del nuovo supporto il messaggio sincero e appassionato di un fare artistico che continua a interrogare e a stupire oltre ogni indifferenza.
Lorena Gava
"ATTESA"
L'opera rappresenta l' uomo libero, che da millenni riflette su sè stesso e su tutto l'universo, immaginandolo organico, vivo, intelligente.
L'opera è perciò l'immagine dell'umanità che non accetta l'illusione o il limite imposto, e non paga ancora cerca, e si interroga tutte le dimensioni possibili, su infiniti mondi.
L’arte incisiva ed energica di Oyrta
Oyrta è un’artista che ha inteso mantenere solo per sé la passione per l’arte. Ha voluto sviluppare, creare, dipingere opere esclusivamente per la sua soddisfazione personale. Contemplarle nel silenzio dell’io.
Oggi esce all’aperto ed alla grande! Vuole dichiararsi all’esterno, coltivare il rapporto con gli altri, sottoporsi all’analisi ed alla valutazione soggettiva dei colleghi, essere bersaglio anche della critica dell’arte. Uscire, insomma, dal suo guscio prigioniera delle sue paure per respirare aria nuova ed esprimere così la sua forte personalità.
La sua storia ha origine dallo studio dei classici. L’elemento dominante della sua poetica artistica è l’espressionismo, come fonte di ispirazione teorica, trasformandosi poi in una personale originalità. Il segno, il colore e la tecnica scandiscono i ritmi della quotidianità per trarre l’humus dai suoi riferimenti basilari del passato: Hermann Bahar, Oscar Kokoschka, ed Egon Schiele. Si confronta, nello stesso tempo, con quelli del presente. Il “decollage” di Rotella diventa la “defogli-azione” di Oyrta; una gestualità di voler sottrarre, da un accumulo, una parte della materia ritenuta superflua, a scaglie, con impeto, per aprire dall’interno il colore nascosto.
Le sue opere sembrano voler rivelare inquietudine e quasi drammaticità interiori. I corpi segnati e scarnificati dalla quotidianità di questo tempo sempre più frenetico e carico di messaggi mediatici violenti danno un esatta dimensione di una realtà sofferta dell’artista. I colli lunghi e piegati, le posture dimesse, la fisicità del corpo sentita come limite dell’espressione interna, sembrano voler indicare quasi un’accettazione passiva. Non è così! L’artista reagisce prontamente ed energicamente, penetra con il ferro la materia, la ferisce, ne strappa via scaglie di colore, supera gli schemi liberandosi dalle imposizioni della vita esorcizzando, in tal modo, la paura di essere sottomessa per rendersi libera e sicura del proprio arbitrio.
Francesco Di Leo
Prospettive - Associazione Culturale “onlus”
La nuova idea di artisticità di Oyrta
La riscoperta della pittura figurativa di ispirazione classica, con la pienezza delle sue forme e lo splendore dei suoi valori, all’inizio del nuovo millennio sta tornando prepotentemente sulla scena forse perché, per la crisi dell’informale, gli artisti vi trovano le sollecitazioni capaci di far loro rileggere la contemporaneità proprio partendo dal recupero della centralità del disegno, senza tuttavia precludersi la possibilità di concedere nuovi spazi all’immaginazione visionaria.
Tra i giovani artisti che intendono liberare l’arte da ogni metafora, restituendola ad un realismo diretto, c’è sicuramente Oyrta che al centro della sua opera pone quasi sempre la figura umana e in particolare femminile, rendendoci partecipi di un particolare messaggio di vita incentrato sulla dinamicità dell’amore.
Certamente, da quando Manet ha spogliato la sua Olympia della divinità ideale, dandole una dimensione più reale, l’accostamento alla ‘figura’ della donna non poteva più avvenire sulla base di un concetto astratto di bellezza, come con la Venere del mondo classico, ma diventava sempre meno rasserenante e rassicurante, fino a risolversi in una lucida riflessione sulla sua condizione sociale di sottomissione al destino forzato di amare, procreare e morire.
Senza disconoscere i legami profondi che avvinghiano alla natura ed alla specie la figura femminile, simbolo eterno di vita e di morte, Oyrta con i suoi quadri intende proporre un suo processo di liberazione della donna affinché possa partecipare pienamente alla vita intellettuale ed attiva della società odierna.
“Essere del proprio tempo” è il suo proposito dichiarato ed ella lo fa con una seducente sequela di nudi femminili, immagini accattivanti di possibili situazioni di vita in cui la donna anzitutto si rapporta con se stessa, manifestando tutta la sua individualità prorompente ed inesplosa, fatta di istinto e ragione, amore e morte, come in “Elevazione”,” Fecondità”, “Origine” e “Morte”.
Nel suo rapporto con gli altri poi la figura femminile soggiace in uno spazio accanto ad altre figure: quella maschile nella composizione che ha per titolo “Angelo”, per il desiderio d’amore; quelle di due neonati in “ Maternità decapitata”, per non sottrarsi ai dolori ma anche alle dolcezze che i figli generano; quella del riguardante che ad esempio nella quiete de “Sirena” o nella calda luminosità di “Estate” ne ammira la pienezza e perfezione delle forme, sentendosi elevare lo spirito.
Non manca l’allegoria dell’ “Italia”, facilmente identificabile dai colori da cui emerge la figura di donna, quasi a confermare l’impegno civile di ogni artista.
E’ da osservare a questo punto la particolare tecnica adottata dalla pittrice, secondo cui le figure emergono da un fondo colorato di base, trovando un illustre precedente nei “décollages” di Mimmo Rotella che dalla lacerazione dei manifesti lasciava scoperte le parti per lui più significative relative alle immagini o alle scritte; è un modo singolare di far risaltare l’intensa emozionalità della materia cromatica, lasciando trasparire dai suoi nudi, resi sempre con un segno vigoroso, quell’incanto della cui esistenza non si sospettava.
Questo procedere dall’interno per uscire verso l’esterno della vita ha un suo parallelo sul piano contenutistico nel quadro con “Maschera”, da cui traspare la consapevolezza dello sdoppiamento caro alla letteratura di Pirandello; infatti la pittrice sa di essere Luciana - la maschera - per la gente, ma Oyrta per se stessa, impegnata come artista ad affermare una nuova idea di artisticità, basata sulla piena conoscenza della natura e della storia per trasformarla sulla base di una originalissima interpretazione del nudo femminile, disvelandoci il fascino di tale presenza per tutta l’interiorità che ancora ci saprà dare.
Giorgio Mies
Il presentatore della mostra
La libertà espressiva di Oyrta
Ha dipinto per una decina di anni per se stessa, spinta solo da urgenza personale, sollecitata da certe risonanze interiori che affioravano alla coscienza, non senza ansie e paure. E allora la reazione, o il rimedio più efficace era di inviarle all’esterno, sulla tela o altro, con segni e colori.
Si evidenzia una resa immediata, con qualunque strumento, con procedimenti di ricerca e non collaudati da altri, tratti forti di carboncino o sanguigna, interventi materici ed energiche spatolate. Prevale il senso drammatico specie dove è presente la figura umana.
I corpi emergono dalla stratificazione degli interventi cromatici attenuti, anziché per sovrapposizione, incidendo e scavando a ritroso sulle campiture già stese.
Anni di lavoro senza contatti, esente dalle influenze di maestri e ancorpiù dai tentacoli delle mode, hanno maturato una liberta espressiva del tutto spontanea o “trasparente” come dice lei. Il risultato sgorga direttamente dall’emozione, senza passare al filtro della ragione. Così l’inconscio mantiene la supremazia.
A volte le pulsioni portano ad un senso del gioco, e lo humor diventa sostegno e difesa da situazioni esterne tendenti al condizionamento.
Questa pratica di difesa della propria indipendenza l’ha convinta ad aprirsi al pubblico, a “coltivare il rapporto con gli altri” senza titubanze, sicura di decidere da sé quale atteggiamento tenere nell’approccio al mondo del commercio, nei rapporti con la critica ed il pubblico.
Vico Calabrò
La maschera e la realtà di Oyrta
Un messaggio violento, espressivo e melanconico traspare dalle opere di Oyrta.
I nudi sono un affannoso dialogo con il suo animo alla ricerca della identità vera della donna contemporanea. Linee di colore rosso, marrone e viola scolpiscono le figure in una emozionante tensione che sembrano scaturire dalle ambiguità della funzione dell’essere femminile in relazione ai diversi ruoli in cui è chiamata ad agire.
La maschera, la realtà, la vera personalità, sono significati ambivalenti e concorrenti, dove il contesto è rappresentato da un lato dall’accentuato desiderio di svelarsi e dall’altro dalla dinamica del vivere del giorno.
La rima narrativa pittorica di Oyrta, segnata dalla corrente espressionista, è una presenza costante, anche se il suo afflato, è da ricercarsi nello studio dei classici del passato. Nell’opera “Maternità decapitata” vi è il dramma d’un bambino che non vive l’amore al seno materno; c’è quasi un rigetto verso colei che le ha dato la vita. E’ questo uno degli attuali dilemmi, dove le funzioni antropologiche sono state modificate dall’eccessiva spinta verso un mondo tecnologico.
La dinamica del disegno, dei colori, della sostanza della materia, ha portato l’artista verso una ricerca legata alla funzionalità percettiva, verso una nuova e più efficace dimensione visiva, dove la “luce di fondo parla” emergendo prepotente dal basso degli strati predisposti.
La figura umana, è l’ elemento di primo piano nell’opera di Oyrta, spesso, è il corpo stesso che diventa struttura dell’altare del sacrificio dell’ormai ammalata Terra. Ogni cosa passa attraverso di noi, sulla nostra pelle e senza alcuno sconto. E’ questa, la consapevolezza e la provocazione, che l’artista con la forza delle sue opere ci offre.
Albino Spessato.
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May 26, 2011+br404+br200+br13
May 26, 2011+br395+br200+br14
May 26, 2011+br492+br393+br15
May 26, 2011+br592+br393+br16
May 26, 2011+br459+br392+br17
May 26, 2011+br597+br381+br18
May 26, 2011+br588+br375+br19
May 26, 2011+br596+br296+br20
May 26, 2011+br585+br290+br21
May 26, 2011+br594+br296+br22
May 26, 2011+br587+br342+br23
May 26, 2011+br363+br581+br24
May 26, 2011+br396+br396+br25
May 26, 2011+br400+br399+br26
May 26, 2011+br403+br548+br27
May 26, 2011+br380+br490+br28
May 26, 2011+br372+br589+br29
May 26, 2011+br464+br600+br30
May 26, 2011+br450+br600+br31
May 26, 2011+br850+br637+br32
May 26, 2011+br850+br637+br33
May 26, 2011+br850+br674+br34
May 26, 2011+br450+br600+br35
May 26, 2011+br850+br617+br36